Paolo Emmanuel Ferrigato flautista

Come funziona il flauto traverso?

Un tubo di metallo, un foro e un soffio. Da qui nasce un suono che copre circa tre ottave.

Come nasce il suono

Il flauto non ha l’ancia: non c’è nessuna linguetta che vibri.

Il flautista soffia contro il bordo di un foro, detto foro d’imboccatura, che si trova sulla testata, cioè il primo pezzo dello strumento. Una parte del getto d’aria entra nel tubo e una parte esce. Il getto, spezzato dal bordo, oscilla velocemente tra dentro e fuori.

Queste oscillazioni mettono in vibrazione l’aria contenuta nel tubo. Il suono che sentiamo è la vibrazione di questa colonna d’aria, non quella del metallo. Per questo il flauto si chiama aerofono: il suono viene dall’aria.

Il soffio contro il bordo del foro Schema: le labbra dirigono il getto d’aria verso il bordo del foro d’imboccatura. L’aria nel tubo vibra e produce il suono. Labbra Getto d’aria Bordo del foro Colonna d’aria che vibra Tappo che chiude la testata
Il getto d’aria urta il bordo del foro: l’aria nel tubo comincia a vibrare e produce il suono.

Il ruolo del flautista

La qualità del suono dipende da come il flautista dirige il getto. Contano la forma delle labbra, la direzione del soffio rispetto al bordo, la velocità dell’aria e quanto del foro è coperto dalle labbra. Piccoli cambiamenti modificano il colore del suono, la sua potenza e l’intonazione.

Perché la nota cambia

Più la colonna d’aria è lunga, più il suono è grave.

L’altezza della nota dipende dalla lunghezza della colonna d’aria che vibra. Sul tubo ci sono dei fori, chiusi o aperti dalle chiavi. La colonna vibra tra il foro d’imboccatura e il primo foro aperto: quando tutti i fori sono chiusi la colonna è lunga e la nota è grave, quando se ne apre qualcuno la colonna si accorcia e la nota sale.

Fori chiusi e fori aperti Due tubi: con tutti i fori chiusi la colonna d’aria è lunga e la nota è grave; con più fori aperti la colonna è corta e la nota è più acuta. Tutti i fori chiusi: colonna lunga, nota grave colonna d’aria che vibra Fori aperti verso l’imboccatura: colonna corta, nota acuta colonna d’aria che vibra
Schema semplificato: nel flauto vero i fori si aprono e si chiudono in molte combinazioni.

Le chiavi

Il flauto moderno è un tubo cilindrico di metallo, lungo circa 67 centimetri. I fori sono troppo grandi e distanti perché le dita li coprano da sole, quindi si usano le chiavi: levette e coperchi collegati da un sistema di aste che permette di chiudere più fori con un solo dito. Questo sistema nasce nell’Ottocento ed è tuttora quello più diffuso.

In alcuni flauti i coperchi hanno un foro al centro, e sono detti chiavi forate. Il dito li chiude coprendo il foro. Queste chiavi rendono il suono più proiettato e permettono di scivolare tra le note (glissando) e di ottenere intervalli più piccoli del semitono.

Perché non è come il pianoforte

Su un pianoforte ogni tasto è una nota. Sul flauto no.

Al pianoforte c’è un tasto per ogni nota, in fila. Sul flauto una nota nasce da due scelte insieme: quali dita sono abbassate e come viene soffiata l’aria. Per questo i tasti dello strumento “Suona il flauto” sono una semplificazione: servono a far sentire le note, non a mostrare le diteggiature vere.

Pianoforte

Un tasto, una nota. Per salire di ottava si sposta la mano sulla tastiera.

Flauto traverso

Una combinazione di dita e un soffio più o meno veloce. La stessa mano può suonare note diverse cambiando solo l’aria.

Le ottave si fanno con il soffio

Una colonna d’aria può vibrare non solo nel modo più semplice, ma anche in modi più veloci, che producono suoni più acuti (le armoniche). Aumentando la velocità del soffio e restringendo l’apertura delle labbra, il flautista fa suonare la colonna in uno di questi modi: la stessa diteggiatura dà allora la nota un’ottava sopra.

Per questo le due ottave più basse usano in gran parte le stesse posizioni delle dita. Per le note più acute servono combinazioni particolari e molto controllo del soffio. L’estensione abituale va dal Do centrale al Do tre ottave sopra.

  1. Registro graveSoffio lento e morbido, labbra rilassate. Suono caldo e rotondo.
  2. Registro medioStessa diteggiatura, soffio più veloce e labbra più strette: la nota sale di un’ottava.
  3. Registro acutoCombinazioni particolari delle dita e soffio rapido e preciso. Suono brillante.

Articolazione ed effetti

La lingua è il “rubinetto” del soffio.

La lingua serve a iniziare, interrompere e separare le note, bloccando per un attimo il flusso d’aria. Con un attacco morbido le note restano legate (legato), con uno più netto sono staccate (staccato).

Per le note molto veloci si alternano due o tre consonanti: nel doppio staccato la t e la k, nel triplo staccato t-k-t. Nel Rinascimento e nel Barocco si usavano sillabe diverse, perché le consonanti più profonde sembravano troppo dure per la musica di allora.

Gli effetti speciali

Il flauto ha anche molti effetti, usati soprattutto nella musica contemporanea, nel jazz e nel rock:

  • Frullato. Si fa vibrare la lingua mentre si soffia, pronunciando una r arrotolata, oppure si usa la gola. Il suono sembra tremolare.
  • Cantare mentre si suona. La voce si sovrappone alla nota, all’unisono o a un altro intervallo. Il timbro si scurisce e, nel registro medio-acuto, può diventare ruvido.
  • Colpi di chiave. Le chiavi vengono battute con forza e producono un suono percussivo.
  • Soffio senza suono. Si soffia nel flauto senza far risuonare la colonna d’aria: si sente solo l’aria.
  • Pezzi separati. Si suona solo la testata, oppure solo il tappo che la chiude, per ottenere suoni insoliti.
Prova il flauto

Storia del flauto attraverso i secoli

Da un semplice tubo di legno con sei fori allo strumento di metallo che si suona oggi.

  1. Medioevo

    In Europa le prime testimonianze del flauto traverso, in immagini e in testi, risalgono al X secolo. Lo strumento era un semplice tubo cilindrico di legno, in un solo pezzo, con il foro d’imboccatura su un lato e sei fori per le dita. Non aveva chiavi e il suono era dolce e poco potente.

    Probabilmente arrivò dall’Asia, forse dalla Cina, attraverso l’Impero romano d’Oriente. In Francia e in Germania veniva chiamato “flauto tedesco”. La prima citazione letteraria è del 1285, in un elenco di strumenti musicali compilato da Adenet le Roi.

    Intorno al 1350 l’esercito svizzero lo adottò per dare segnali durante le marce e le battaglie, e questo contribuì a diffonderlo in tutta Europa. Verso il 1500 il flauto entrò nelle corti, come strumento d’orchestra e come solista.

  2. Rinascimento

    Nel Cinquecento si chiama “traversa” ed è ancora un tubo cilindrico con sei piccoli fori. Esiste in tre misure: il soprano, il tenore (la più diffusa) e il basso. Spesso si suonano in gruppi di quattro strumenti, i “consort”. I legni usati più spesso sono il bosso e il susino.

    Sappiamo com’era fatto soprattutto grazie ai trattati dell’epoca: Musica getutscht di Sebastian Virdung (Basilea, 1511), Musica instrumentalis deudsch di Martin Agricola (Wittenberg, 1529), il Livre de tabulature de flûte d’Allemand di Simon Gorlier e l’Epitomé musical di Philibert Jambe de Fer (entrambi Lione, 1556), e Il Dolcimelo di Aurelio Virgiliano (1600 circa). Fino a noi sono arrivati circa cinquanta strumenti originali.

    Xilografia del 1511 con vari strumenti a fiato: il flauto traverso è il tubo lungo e sottile al centro, con i fori in fila
    Una xilografia del 1511: al centro il flauto traverso (“Zwerchpfeiff”), un tubo cilindrico con i fori in fila; in basso i flauti dritti. Pubblico dominio, Wikimedia Commons.
  3. Barocco

    Del Seicento si sa poco: il flauto traverso passa in secondo piano, anche per il successo del violino e per la concorrenza del flauto dolce. Alla fine del secolo la famiglia francese degli Hotteterre lo trasforma. Lo strumento si divide in tre pezzi e la canna diventa conica. Si aggiunge un settimo foro, chiuso da una chiave, per il mi bemolle. Il flauto, chiamato anche “traversiere” o “flauto a una chiave”, diventa così cromatico e copre due ottave e mezza, da Re3 a La5.

    Intorno al 1720 si diffondono i corpi di ricambio, di lunghezza diversa: servono ad adattare l’intonazione ai diapason delle varie corti, che a quei tempi non erano uniformi. Il flauto a quattro pezzi con una sola chiave resta lo strumento standard fino all’inizio dell’Ottocento.

    Tra i flautisti e i teorici più importanti ci sono Jacques Hotteterre, Pierre-Gabriel Buffardin, maestro di Quantz, Benedetto Marcello e Johann Joachim Quantz, che lavorò alla corte di Federico II di Prussia. I costruttori più noti sono, oltre a Hotteterre e a Quantz, Jean-Hyacinth Rottenburgh, Carlo Palanca e Jacob Denner. Anche Johann Sebastian Bach scrisse per il flauto: sonate, una partita per flauto solo e parti d’orchestra.

    Dipinto: Federico II di Prussia suona il flauto traverso in un salone illuminato dalle candele, con musicisti e ascoltatori intorno
    Adolph Menzel, Concerto per flauto di Federico il Grande a Sanssouci (1850–1852). Pubblico dominio, Wikimedia Commons.
  4. Classicismo

    Nella seconda metà del Settecento il flauto si adatta al gusto classico e ha due ruoli: accompagna e fa il solista. In Francia il virtuoso François Devienne, autore di un trattato molto influente, insegna al Conservatoire di Parigi.

    I costruttori aggiungono chiavi per rendere meno scomode alcune diteggiature e per rendere il suono più uniforme: per il fa, per il sol♯ e il la♭ gravi, per il si♭ e per il do medio. Qualcuno prova anche a estendere la gamma fino al do grave. Si lavora anche sul registro acuto, che diventa più facile da suonare.

    Tra i costruttori di questa fase si ricordano Godfroi Adrien Rottenburgh, August e Heinrich Grenser, Joseph Tacet, William Henry Potter e Capellier. Johann George Tromlitz fu insieme costruttore e autore di un importante trattato.

    Ritratto dipinto del flautista François Devienne mentre suona un flauto di legno
    Ritratto del flautista François Devienne, attribuito a Jacques-Louis David (1792 circa). Pubblico dominio, Wikimedia Commons.
  5. Ottocento

    Nell’Ottocento la storia del flauto si divide in due strade. Da una parte continua il flauto conico a molte chiavi, che scende fino al si grave. Dall’altra Theobald Boehm, partendo da studi di fisica e di acustica, costruisce uno strumento con la canna cilindrica e con una nuova disposizione di fori e chiavi. Il suo sistema è brevettato nel 1847.

    Nella seconda metà del secolo i giudizi sul flauto Boehm sono contrastanti. All’inizio del Novecento il flauto conico viene abbandonato e quello di Boehm diventa lo strumento di tutti.

    Intanto il flauto ha un posto sempre più importante in orchestra. Compositori come Claude Debussy e Maurice Ravel ne valorizzano sfumature poco conosciute. Compare anche la testata con il regolatore per l’accordatura, la cui invenzione è attribuita a Quantz.

    Litografia: ritratto di Theobald Boehm
    Theobald Boehm, litografia da un disegno di Michael Brandmüller (prima del 1852). Archivio Storico Ricordi, CC BY-SA 4.0, Wikimedia Commons.
  6. Novecento e oggi

    Il flauto di oggi è quello di Boehm, in argento, in oro o in platino. Nel 1913 Debussy scrive Syrinx, un brano per flauto solo. Da allora il repertorio si allarga alla musica contemporanea, al jazz e al rock, con tecniche nuove come il frullato e i colpi di chiave.

    Ascolta Syrinx di Debussy. Esecuzione di Sarah Bassingthwaite, registrazione di Stephen Bangs, CC BY-SA 2.0, Wikimedia Commons.
    Paolo Emmanuel Ferrigato con il suo flauto in oro
    Oggi: Paolo Emmanuel Ferrigato con il suo flauto in oro.

Composizioni principali

Una scelta delle opere più importanti per flauto, dal Barocco a oggi.

  1. Barocco

    Flauto solo

    • Jacques-Martin Hotteterre, Écos, dal Premier livre de pièces op. 2
    • Johann Sebastian Bach, Partita per flauto solo BWV 1013
    • Georg Philipp Telemann, 12 Fantasie per flauto solo

    Flauto e basso continuo

    • Bach, Sonate BWV 1030 in si minore, BWV 1032 in la maggiore, BWV 1034 in mi minore e BWV 1035 in mi maggiore. Altre sonate sono dubbie: BWV 1020, 1031 e 1033
    • Händel, sonate per flauto, tra cui le tre “Sonate di Halle” (HWV 374, 375 e 376)
    • Telemann, Sonate metodiche
    • Jean-Marie Leclair, Pietro Antonio Locatelli (sonate op. 1), Michel Blavet e Quantz
    • Federico II di Prussia, 121 sonate

    Flauto e orchestra

    • Bach, Suite in si minore BWV 1067
    • Vivaldi, sei concerti op. X e altri concerti per flauto
    • Quantz, numerosi concerti; Federico II, 4 concerti per flauto e archi; Blavet, concerto in la minore
  2. Classicismo

    Flauto solo e con tastiera

    • Carl Philipp Emanuel Bach, Sonata per flauto solo in la minore Wq. 132
    • Carl Philipp Emanuel Bach, sonate con clavicembalo: Wq. 83 in re maggiore, Wq. 84 in mi maggiore, Wq. 133 in sol maggiore (“amburghese”)
    • Johann George Tromlitz, sei partite per flauto solo

    Flauto e orchestra

    • Carl Philipp Emanuel Bach, concerti in re minore, sol maggiore, la minore, la maggiore e si bemolle maggiore
    • Mozart, Concerto per flauto e arpa K 299, Concerti per flauto K 313 e K 314, Andante K 315
    • Devienne, Carl Stamitz (Concerto op. 29), Franz Anton Hoffmeister (Concerto in re maggiore)

    Fine del Classicismo

    • Mozart, Sonate K 10–15 per flauto (o violino), violoncello e pianoforte
    • Beethoven, Serenata in re maggiore op. 41; Arie con variazioni op. 105 e op. 107
    • Friedrich Kuhlau, Grande sonata concertante op. 85
  3. Romanticismo

    Flauto solo

    • Felix Mendelssohn, Canto del pastore MWV R 24

    Flauto e pianoforte

    • Franz Schubert, Introduzione e variazioni su “Trockne Blumen” op. 160 D. 802
    • Antonín Reicha, Sonata op. 54
    • Franz Ries, Sonata sentimentale op. 169
    • Carl Reinecke, Sonata “Undine” op. 167
    • Charles-Marie Widor, Suite op. 34
    • Franz Danzi, Sonata in sol maggiore
    • Richard Strauss, Introduzione, tema e variazioni TrV 76

    Flauto e orchestra

    • Carl Maria von Weber, Romanza siciliana
    • Saverio Mercadante, concerti in mi minore e in re maggiore
    • Bernhard Romberg, Concerto op. 17
    • Theobald Boehm, Grande Polonaise op. 16
    • Carl Reinecke, Concerto in re maggiore op. 283 e Ballade op. 288
    • Camille Saint-Saëns, Romanza op. 37 e Odelette op. 162
  4. Novecento e oggi

    Flauto solo

    • Claude Debussy, Syrinx (1913)
    • Edgard Varèse, Density 21.5
    • Arthur Honegger, Danse de la chèvre
    • Jacques Ibert, Pièce
    • Paul Hindemith, Acht Stücke
    • André Jolivet, Cinq incantations
    • Luciano Berio, Sequenza I
    • Tōru Takemitsu, Voice
    • Brian Ferneyhough, Cassandra’s Dream Song
    • Salvatore Sciarrino, All’aure in una lontananza
    • György Kurtág, Doloroso

    Flauto e pianoforte

    • Ernest Bloch, Suite modale
    • Henri Dutilleux, Sonatine

    Flauto e orchestra

    • Cécile Chaminade, Concertino